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BHAJAN

La pratica del canto devozionale o canto bhajan appartiene a tutte le tradizioni religiose. Il termine bhajan è sanscrito e la sua radice bhaj significa “prendere parte, condividere”, è legato alla bhakti cioè alla devozione e a Bhagavan cioè Dio. Il bhajan attiene alla disciplina spirituale perché viene a connettere mente e cuore; nella sua semplicità esso  esprime, in un linguaggio pieno di devozione, il sentimento di amore e abbandono al divino. Il bhajan è una perfetta combinazione di 3 elementi: sentimento, melodia e ritmo che armonizzano le nostre tre qualità fondamentali Tamas, Rajas e Sattwa. Il bhajan si esegue in gruppo con una voce guida, i partecipanti ripetono subito dopo; in maniera simbolica si riproduce la chiamata di Dio e l’immediata risposta del fedele. La lingua sanscrita aiuta nella concentrazione e, anche se difficilmente comprensibile, ci riporta al tempo in cui, prima della confusione di Babele, l’umanità parlava una sola lingua, la lingua del cuore. I nomi di Dio si rincorrono nella descrizione della sua gloria e delle sue infinite forme e, in un crescendo di ritmo, voce e musica, si giunge alla resa finale del devoto che si abbandona al divino. Nella tradizione induista il bhajan è considerato, attraverso l’invocazione dei nomi di Dio e insieme al Seva (servizio altruistico devozionale), il metodo più semplice ed efficace per ottenere la liberazione (Moksha) durante l’attuale era del KALI YUGA.

Un grande maestro indiano ha detto: “Non pensate che i canti sacri siano inutili. La felicità e la beatitudine che vi procurano i bhajan non ve la può arrecare nessun altra cosa. Considerate il canto devozionale come un cibo vitale; il Signore ha detto: Io mi siedo là dove i devoti Mi cantano”.

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